Dal maglione usato al filato: il viaggio della fibra rigenerata

da Feb 23, 2026Lavoro a Maglia

Cosa succede davvero a un vecchio maglione in cashmere quando smettiamo di indossarlo?

Finisce in discarica?
Viene distrutto?
Oppure può rinascere?

Nel cuore della Toscana, nel distretto tessile di Prato, esiste un processo unico al mondo che permette a un capo in cashmere di vivere una seconda vita. Non è magia. È tecnica, esperienza, cultura industriale e artigianalità.

Questo è il viaggio della fibra rigenerata.

Ma prima guarda in nostri filati in cashmere riciclato cliccando qui.

E quando hai finito di leggere questo articolo, approfondisci l’argomento ascoltando il podcast sul cashmere riciclato cliccando qui

1️⃣ Tutto inizia dalla selezione: il lavoro del cenciaiolo

Il primo passo è il più delicato: la selezione.

I capi usati arrivano in grandi quantità. Non tutto è cashmere, anche se l’etichetta lo dice. Molti capi sono misti, altri sono deteriorati, altri ancora non hanno una composizione chiara.

Qui entra in gioco una figura storica del distretto pratese: il cenciaiolo.

Il cenciaiolo riconosce il cashmere al tatto.
Non usa strumenti sofisticati, ma mani esperte.

Controlla:

  • composizione reale

  • presenza di fibre sintetiche

  • qualità della fibra

  • stato di usura

  • colore

La selezione è manuale e lentissima.
Da 100 kg di capi raccolti, solo una piccola parte diventa materia prima utilizzabile.

Questo è il primo motivo per cui il cashmere riciclato non è un materiale “facile”.

2️⃣ La suddivisione per colore: il segreto dei melange naturali

Una volta selezionati, i capi vengono suddivisi per colore.

Non si parla solo di “rosso” o “grigio”.
Si parla di:

  • bordeaux profondi

  • cammello chiaro

  • grigio melange

  • verde bosco

  • marroni naturali

La suddivisione cromatica è fondamentale, perché il cashmere rigenerato di qualità nasce spesso senza nuova tintura.

Il colore finale è il risultato della miscela di capi già colorati.

Questo crea tonalità uniche, impossibili da replicare industrialmente.
Ogni lotto è leggermente diverso.
Ogni colore racconta una storia.

3️⃣ L’apertura: il ritorno alla fibra

Dopo la selezione, il capo non è più un maglione.
Viene smontato e introdotto in macchine che lo aprono meccanicamente.

Il tessuto viene riportato allo stato di fibra.

È una fase delicatissima.
Troppa aggressività spezza la fibra.
Troppa lentezza riduce la resa.

La competenza tecnica qui fa la differenza tra un filato mediocre e uno eccellente.

Durante questa fase, la fibra si accorcia rispetto alla fibra vergine.
Questo comporta una regolazione attenta nelle fasi successive.

4️⃣ La cardatura: uniformare e pulire

La fibra aperta passa alla carda.

La cardatura ha diversi obiettivi:

  • separare ulteriormente le fibre

  • eliminare eventuali impurità

  • uniformare la massa

  • preparare il materiale alla filatura

La carda è il cuore del processo.
Un errore in questa fase compromette la regolarità del filato.

Qui nasce la base della qualità.

5️⃣ La filatura: trasformare la fibra in filo

La fibra cardata viene trasformata in filato.

È una fase tecnica che richiede esperienza specifica sul riciclato.
Perché?

Perché la fibra è più corta rispetto al cashmere nuovo.
Questo significa che bisogna:

  • aumentare o regolare la torsione

  • controllare la tensione

  • lavorare a velocità più basse

  • verificare la compattezza

Un buon filato riciclato non deve risultare debole o irregolare.
Deve essere stabile, compatto e piacevole al tatto.

La differenza tra un filato eccellente e uno mediocre sta tutta qui.

6️⃣ Controllo qualità: ogni lotto è unico

Nel cashmere nuovo, le caratteristiche sono relativamente standardizzate.
Nel riciclato, ogni lotto è diverso.

Si controllano:

  • titolo del filato

  • uniformità

  • presenza di nodi

  • resa alla lavorazione

  • comportamento alla tensione

Questo richiede un approccio artigianale anche in ambito industriale.

La standardizzazione totale non è possibile.
Ma è proprio questa unicità a rendere il prodotto speciale.

7️⃣ Dalla rocca alla maglieria

Il filato rigenerato viene poi lavorato in maglieria.

Qui entrano in gioco:

  • finezza macchina

  • punto scelto

  • tensione

  • trattamento finale

Il riciclato reagisce in modo diverso rispetto al nuovo.
Chi lo lavora deve conoscerlo.

Il finissaggio finale (lavaggio e vaporizzazione controllata) stabilizza il capo e ne valorizza la mano.

8️⃣ Una filiera corta, unica al mondo

Il vero valore di questo viaggio non è solo tecnico.

È geografico.

Nel distretto tessile toscano, tutte queste fasi avvengono nel raggio di pochi chilometri:

  • selezione

  • apertura

  • cardatura

  • filatura

  • maglieria

  • finissaggio

Questo permette:

  • controllo continuo

  • dialogo tra aziende

  • correzioni rapide

  • qualità costante

Non è solo un processo produttivo.
È un ecosistema.

9️⃣ Perché questo processo è sostenibile davvero

La sostenibilità non è uno slogan.

Nel cashmere rigenerato significa:

  • nessun nuovo allevamento

  • drastica riduzione dell’impatto ambientale

  • riutilizzo della materia esistente

  • filiera locale

  • minor trasporto

Ma soprattutto significa valorizzare una competenza tecnica storica.

Un vecchio maglione non è un rifiuto.
È una materia prima.

Il viaggio della fibra rigenerata dimostra che il valore non sta solo nella novità, ma nella trasformazione.

Il cashmere riciclato non è un compromesso.
È un equilibrio tra tradizione, tecnica e responsabilità.

E ogni filato racconta una storia che inizia molto prima della sua seconda vita.

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